giovedì 20 luglio 2017

Cavaliere Catafratto 270 A.D. epoca di Aureliano






































I continui scontri con le cavallerie corazzate medio-orientali prima dei Parti, poi dei Sassanidi, ha stimolato nell'esercito romano la volontà di adottare quelle caratteristiche tecniche che lo avevano colpito. Da sempre i romani hanno assimilato senza problemi, dai propri nemici, le armi che sembravano loro particolarmente efficaci.
Attorno alla metà del III° secolo viene stanziata a Milano una consistente riserva militare di cavalleria pronta a muoversi dove occorresse a supporto dei confini o delle sorti dell'imperatore.
Questa riserva comprendeva questa nuova figura di cavaliere : il Catafratto (o Clibanario nel lessico gergale militare) cioè un soldato estesamente protetto da armatura, senza scudo perchè adotta la lunga asta da urto (Conto) da gestire a due mani, e monta un cavallo anch'esso estesamente protetto da armatura.
Il notevole investimento per questo nuovo tipo di combattente ha penalizzato quello riguardante il classico legionario (probabilmente per ogni catafratto avrebbero potuto mettere in campo almeno tre legionari) ma le nuove minacce esterne avevano necessità di diverse strategie legate alla velocità di trasporto e di intervento.
Purtroppo l'efficacia di questi reparti non fu mai pari al loro spettacolare aspetto perchè nell'imitare le cavallerie medio-orientali, i romani si erano fermati all'aspetto e non alle strategie..che comprendevano, per i medio-orientali, un uso massiccio della cavalleria leggera di arcieri a scompaginare il fronte nemico supportati dai Clibanari stessi (che portavano in una faretra di cuoio appesa alla sella arco e frecce) prima che partissero al leggero galoppo con la lancia in resta.
I cavalieri romani non avevano archi e frecce ed agivano solamente come un reparto da urto, spesso senza la coordinazione con gli arcieri a cavallo, così che un robusto fronte di fanteria era sufficiente a bloccarli.
Il cavaliere in figura indossa la lorica di scaglie cucite anche inferiormente, tipica dell'epoca, sopra una estesa maglia di ferro a maniche lunghe. Le gambe sono protette da paragambe di metallo con estensione mobile al ginocchio. Bandoliera e spada sono quelle comunemente in uso.
L'elmo è un modello che rappresenta l'estrema evoluzione degli elmi di cavalleria : il coppo è profondo, il paranuca poco esteso ed i paraguance sono costruiti in un unico pezzo imperniato sulla fronte e fissato dietro la nuca da un cinturino di cuoio.
Il cavallo è protetto da una armatura a scaglie composta da due elementi, uno per il corpo ed uno per il collo.
Il muso è protetto da una maschera di metallo decorata che protegge anche gli occhi con due griglie semisferiche.






































A sinistra, nella ricostruzione archeologica, possiamo vedere un particolare delle scaglie cucite al supporto che poteva essere di stoffa o pelle.
La spina centrale del pezzo a protezione del corpo non era ricoperto di scaglie e quest'ultimo non era esteso fin sotto la pancia del cavallo ad infastidire le gambe come, invece, erroneamente, viene rappresentato in diverse ricostruzioni artistiche.
La maschera in tre pezzi, imperniati in maniera semovibile, è riccamente decorata e fissata al muso del cavallo tramite stringhe di cuoio.

























Il reperto è in un ottimo stato di conservazione.



























Ecco la ricostruzione archeologica dell'elmo del cavaliere in figura.
Elmi particolarmente decorati sono spesso stati intesi nei decenni scorsi come attrezzature "sportive" o da "parata" ma gli esperti sono ora concordi nel considerare come erronea questa denominazione perchè i romani erano pragmatici e ciò che veniva costruito doveva servire ad uno scopo pratico e non vi erano, se non per l'imperatore e, forse, a qualche persona a lui vicina, elmi e corazze di pura rappresentanza.
Questa costruzione con i grandi paraguance uniti in un unico pezzo basculante sulla fronte è da intendersi come l'ultima evoluzione dei protettivi elmi precedenti e la ricchezza della fattura di alcuni esemplari ne garantiva certamente un utilizzo ed una vita maggiore di altri della stessa epoca di costruzione.

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