lunedì 31 luglio 2017

Arciere a cavallo Mauro 325 A.D. epoca di Costantino






































Nei fregi dell' Arco di Costantino sono visibili dei cavalieri dalla caratteristica acconciatura a treccine dei capelli che usano archi e frecce. Si tratta della cavalleria leggera Maura, guerrieri nord-africani da sempre esperti arcieri e giavellottieri a cavallo.
L'aspetto particolare dei loro capelli è dato dall'uso di un impiastro di terre rosse che li raccoglie in lunghe treccine e li colora di rosso conferendo loro un aspetto particolarmente aggressivo.
Nei fregi si nota l'uso di infilare alcune frecce in una fascia di tessuto che portano attorno al capo per averle velocemente a portata di mano nei momenti concitati della battaglia. Tale abitudine è riportata anche in testi che fanno riferimento a popolazioni nord-africane di diversi secoli precedenti a conferma della continuità delle tradizioni.
Il cavaliere in figura indossa tunica e pantaloni romani che le grandi Fabbriche di materiale militare fornivano ai reparti , abbiamo supposto il colore bianco per i pantaloni per coerenza con gli abbigliamenti etnici originali.
Oltre ad arco e frecce il cavaliere è munito di leggeri giavellotti ed uno scudo molto piccolo (la dimensione dell'antico "Parma") con le insegne dei "Mauri feroci".
Questi squadroni di cavalleria leggera si rivelarono efficaci e spesso risolutivi in ogni situazione e territorio.
Il crine del cavallo sul muso è raccolto in una piccola coda e pendagli colorati ornano le imbrigliature della sella che non è quella classica a quattro corni ma un modello tradizionale del paese di origine.


























Nella ricostruzione di questo particolare del fregio è rappresentato un cavaliere Mauro nel suo abbigliamento tradizionale e con il cavallo senza sella e briglie ma governato, come loro tradizione unicamente da un grosso cordone appeso al collo.


























Ricostruzione del particolare di un mosaico che raffigura un arco composito nel momento della sua massima tensione prima dello scoccare della freccia.
La particolare elasticità unita alla robustezza data dalla commistione dei vari materiali (legno, osso, tendine e resine) con cui era magistralmente costruito, conferiva una grande forza di penetrazione e lunga gittata alle frecce . Le dimensioni non eccessive ne consentivano poi l'uso anche a cavallo.

domenica 30 luglio 2017

Cavaliere Draconario 325 A.D. epoca di Costantino






































L'insegna del dragone (Draco) appartiene alla cultura dei popoli danubiani e viene presto in contatto con il mondo romano che già alla fine del II° secolo la aggiunge tra le proprie insegne.
Nel III° e IV° secolo si diffonde maggiormente e diviene tipica dei reparti militari romani.
Si tratta di una testa metallica raffigurante un animale con le fauci spalancate al cui retro è applicata una manica di tessuto dai vari colori ripresi nell'asta di legno che la sorregge.
Il vento che entra dalla bocca nell'incedere gonfia la manica facendola muovere da una parte all'altra e creando una sorta di sibilo conferendo un effetto certamente particolare.
Il cavaliere addetto a portare tale emblema doveva probabilmente essere un ufficiale inferiore e nella figura è raffigurato con un elmo tipico dell'epoca ricoperto di argento dorato e decorato da rivetti a forma di perline e semplici disegni di ancore.
La corazza è quella in uso alla cavalleria, una lorica semi-rigida di scaglie di ferro cucite anche inferiormente, alle spalle ed attorno allo scollo per il capo vi è un rinforzo di lamina metallica. Tali loriche erano adottate in alternativa alle maglie di ferro e di scaglie. Queste loriche, nelle versioni più riccamente decorate, erano le armature degli ufficiali e dei comandanti per l'aspetto classico che conferivano indossate sopra un "subarmalis" che, nelle cuciture verticali, ricorda le più vecchie "pteruges" di cuoio.
Lo scudo è rotondo ed il cinturone militare, il fodero e la spada sono quelli in uso all'epoca.
Il cavallo è moderatamente protetto da una copertura di tessuto, probabilmente feltro, sul corpo.
Il collo è adornato da diverse cinture di cuoio con pendenti di bronzo ed il capo da una maschera di cuoio con applicate delle protezioni a semisfera per gli occhi.





















Reperti archeologici in ottimo stato di conservazione sono stati recuperati e testimoniano della forma del Draco.







































Le protezioni per il capo del cavallo erano diffuse anche nei secoli precedenti ed in questa ricostruzione archeologica è rappresentata  quella che compare in figura.




























Ecco il reperto originale dell'elmo del cavaliere riprodotto in figura.







































Ecco lo spaccato della spada raffigurata con la caratteristica elsa in avorio sagomato.






















Nei fregi dell'arco di Costantino che raffigurano la battaglia di Ponte Milvio i cavalieri che cadono nelle acque indossano estese loriche di scaglie e portano scudi ovali e sono individuati come la cavalleria Pretoriana sopraffatta. I cavalieri di Costantino, invece, portano scudi ovali ma non indossano loriche probabilmente per dare loro una classicità rappresentativa come pure a questo scopo è la rappresentazione degli elmi di stile attico per ambo le parti.
Nel precedente arco di Galerio una rappresentazione, meno artistica ma più realistica, ci mostra cavalieri identici ma dotati di elmi conici a segmenti.

venerdì 28 luglio 2017

Auxiliario Palatino Cornuti 325 A.D. epoca di Costantino






































Nell'immagine il soldato indossa una maglia di ferro dalle maniche lunghe sino al gomito ma piuttosto corta, si tratta dell'esemplare più recente ritrovato (databile appunto al IV° secolo) di maglia romana.
Potrebbe essere attribuibile ad un arciere magari a cavallo, ma un fante avrebbe certamente indossato qualcosa di molto simile.
Lo scudo riporta il disegno proprio degli auxiliari Cornuti con in alto il monogramma composto dalla "P" e dalla "X" incrociate divenuto simbolo dell'appartenenza al credo Cristiano ormai molto diffuso anche in ambiente militare ed adottato dall'Imperatore Costantino in occasione della battaglia di Ponte Milvio.
Bandelle di strisce di stoffa incrociata ed annodate in sommità costituiscono una comune protezione per le gambe adottata sia in mancanza che in presenza dei pantaloni.
La larga cintura militare di stile germanico consente l'applicazione di una borsa mediante piccoli anelli metallici. Il fodero della spada può essere indifferentemente appeso ad una sottile bandoliera o alla cintura stessa e la bandoliera aiuta a reggere la cintura.
Le lance da urto hanno puntali dalla forma leggermente diversa da quelli a foglia che li hanno preceduti.
L'elmo è il modello di ispirazione sassanide ottenuto da due semisfere rivettate assieme da una cresta centrale, ha paraguance di medie dimensioni ed un paranuca piuttosto piccolo.
Lo caratterizza la bordatura cucita di cuoio e la presenza di un foro in corrispondenza delle orecchie, adottato, probabilmente, per meglio avvertire gli ordini impartiti con gli strumenti militari.

























Sono stati rinvenuti moltissimi esemplari di questi elmi che provenivano dalla produzione in larga scala delle Fabbriche di armi create da Diocleziano.
Questo particolare modello dalla grande semplicità costruttiva si diffuse rapidamente e divenne molto più comune degli elmi conici a segmenti rivettati che si erano diffusi al periodo della Tetrarchia.
Questa tipologia di elmo, con minime differenze, rimarrà in uso per due secoli perciò come e ancor più degli elmi gallici e poi italici imperiali.
















Ecco la ricostruzione e lo spaccato dell'elmo romano-sassanide nella sua forma più semplice privo di ogni decoro. La sua costruzione tradisce la volontà di produrre grandi numeri senza un particolare investimento di tempo e maestria artigianale, ma osservando i modelli ricoperti di argento dorato e ricchi di iscrizioni e decori ma identici nella sostanza ai modelli di base, ci si convince che il livello della tecnica costruttiva dell'epoca fosse semplicemente questo.

























La ricostruzione di questo elmo ci consente di vedere il sistema di cucitura del cuoio ai bordi dell'elmo stesso che comprendeva anche uno strato di feltro. L'attaccatura dei paraguance e del paranuca avveniva tramite striscette di pelle e quasi mai con le più complesse cerniere di metallo.

giovedì 27 luglio 2017

Pretoriano 300 A.D. epoca di Diocleziano






































Nei primi anni del IV° secolo i pretoriani vivono il termine della loro lunga esistenza. Combattendo con Massenzio contro la armata di Costantino nella battaglia di Ponte Milvio del 312 A.D. verranno sconfitti, i loro comandanti giustiziati e la formazione militare verrà dispersa.
Il soldato raffigurato utilizza ancora l'ultima evoluzione del vecchio Pilum con due bocce di appesantimento e il legno decorato a strisce colorate.
La lunga lorica di scaglie è di ferro che, costantemente pulito, doveva avere un aspetto più luminoso e gratificante di quelle in bronzo meno soggette alla ossidazione ma anche meno appariscenti. Lo status elevato dei pretoriani ricercava un aspetto ricco e classicheggiante.
Lo scudo è della forma ovale, quasi rotonda, imperante ma è ragionevole pensare che non fosse costruito semplicemente con robuste assi di legno piatto, ma con una tecnica più lunga e difficoltosa volta a dargli una forma concava con il vertice posto sull'umbone centrale.
L'insegna ci mostra un leone con il capo circondato da raggi solari in coerenza con la religione solare (Sol Invictus) diffusa in ambiente militare ed adottata ufficialmente dall'imperatore Diocleziano.
Cintura militare e spada sono quelle in uso all'epoca e l'elmo conico è la variante più complessa e coprente dei modelli a segmenti rivettati ed in uso anche alla cavalleria.
I colori ipotizzati per la tunica sono sempre il bianco con i decori applicati e le braghe, che hanno l'estensione ai piedi ed i calzari scollati adatti a questo tipo di indumento, sono rosse.



















In questo bassorilievo dell'Arco di Galerio si vedono chiaramente i soldati che circondano l'imperatore (perciò presumibilmente pretoriani a piedi ed a cavallo) con le lunghe loriche di scaglia, gli scudi convessi ovali e le lance, gli elmi sono quelli conici a segmenti dotati di paranaso.




















Ecco una ricostruzione archeologica che estrae dal bassorilievo un cavaliere con il suo completo equipaggiamento.


















Il disegno raccoglie gli elmi presenti nel bassorilievo per evidenziarne la forma a segmenti, il paranaso e gli ampi paraguance.

























Il reperto archeologico ritrovato in Egitto in ottimo stato di conservazione.



















La ricostruzione mostra lo spaccato costruttivo dell'elmo nel quale è chiaramente visibile la robustissima struttura e la totale mancanza di decori o elementi non funzionali all'uso pratico dell'elmo stesso.
Un anello è applicato in cima e si suppone servisse all'applicazione, mediante un semplice nodo, di una coda di crini di cavallo come cimiero.

martedì 25 luglio 2017

Tetrarca 300 A.D. epoca di Diocleziano






































Con l'avvento al potere di Diocleziano si inaugura un nuovo assetto politico nell'impero : la Tetrarchia. L'impero viene diviso in quattro parti : Occidente ed Oriente e queste a loro volta in altre due zone. Un imperatore (Augusto) ed il suo collaboratore ed erede (Cesare) amministrano rispettivamente le due unità di una delle due parti dell'impero.
Molte statue raffigurano i Tetrarchi sempre nell'atteggiamento di un abbraccio solidale.
In queste immagini, a parte la corazza muscolare puramente simbolica, il resto dell'abbigliamento è coerente con l'epoca.
La figura rappresentata indossa un copricapo che diviene un simbolo dell'appartenenza militare, poteva essere sia di stoffa o feltro che di pelliccia e pare ne sia stato reso obbligatorio l'uso da parte di tutti i militari.
La corazza è quella classica semi-rigida a scaglie cucite anche inferiormente, qui in una versione a scaglie dorate ed argentate alternate per un particolare effetto decorativo. E' indossata sopra un subarmalis bianco.
La corazza muscolare di cuoio così diffusa nei film storici probabilmente non è mai esistita ..!
Quella in bronzo certamente si, ma la sua costante raffigurazione in ogni epoca nei monumenti (assieme a tanti altri particolari incongruenti come i piedi nudi, gli elmi attici o dai paragunace rimpiccioliti per permettere la visione del volto o gli scudi rimpiccioliti) è da considerarsi come una licenza artistica volta ad enfatizzare l'aspetto mitico, classico e senza tempo dei militari romani.
Cintura e fodero della spada sono riccamente decorati da pietre colorate semipreziose , l'elsa della spada è quella caratteristica a testa di aquila.
In mano il Tetrarca ha un elmo ricoperto di argento dorato e riccamente decorato con pietre semi- preziose, le due frontali ripetono l'apparenza degli occhi, che in maniera più grossolana sono rappresentate spesso anche negli elmi della truppa.
La base di costruzione di tale elmo è quella adottata dalle nuove grandi  Fabbriche di armi ed è la stessa di un semplice cavaliere..solo l'aggiunta delle dorature e delle pietre lo rende diverso e prezioso.
Sono lontani i tempi e le abilità artigianali degli artistici bassorilievi degli elmi dei personaggi importanti.
I colori di tunica e pantaloni sono il porpora ed il bianco rappresentativi dello status di potere.

















Nelle statue che raffigurano i Tetrarchi a Venezia sono ben visibili il copricapo militare, Le cinture e foderi decorati, le else a forma di aquila, ed i subarmalis a più strati.














Ecco il particolare delle cinture e delle else.

















In questo mosaico è ben visibile il copricapo militare : il Pileus Pannonicus , i mantelli fermati sulla spalla destra da un ampio fermaglio e le tuniche bianche con i decori applicati.






































Questo mosaico appartenente alla cosiddetta "Grande Caccia" di Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, rappresenta probabilmente il Tetrarca Massenzio in abbigliamento da comandante militare mentre si appoggia al bastone che nel tempo ha sostituito quello di vite, corto e nodoso, degli antichi centurioni.






































Ritrovato in ottimo stato quello che è il più articolato costruttivamente e riccamente decorato elmo di comandante romano. La particolare cresta sorretta da una doppia fila di colonnette compare nelle raffigurazioni degli elmi di Costantino e altri imperatori nelle tante monete ritrovate.
Questo esemplare riassume in se diverse caratteristiche come le rivettature a forma di perla e le pietre semi-preziose che da sole, assieme alla ricopertura in argento dorato, caratterizzano altri elmi simili ponendolo ad un livello superiore, cioè ad un elmo da imperatore o comandante in capo e non certo da semplice ufficiale di cavalleria, come ingenuamente rappresentato da molto ricostruttori storici.

domenica 23 luglio 2017

Legionario Erculiano 300 A.D. epoca di Diocleziano






































Alla fine del III° secolo una serie fortunata di guerre mettono fine alla drammatica crisi che aveva caratterizzato i decenni precedenti. L'avvento di Diocleziano al potere rende possibili una serie determinante di cambiamenti e ristrutturazioni militari e civili nell'impero.
Vengono istituite in varie parti del territorio delle grandi Fabbriche di materiale bellico, la cui produzione di armi, scudi, elmi e corazze è molto stardardizzata e distribuita in modo uniforme alle varie unità.
Gli elmi sono ora quelli conici a segmenti rivettati, mutuati dalle popolazioni medio-orientali e Danubiane oppure sono a due o più elementi rivettati ad una cresta centrale con una tecnica mutuata dall'impero Sassanide.
Le loriche di maglia di ferro o di scaglie sono spesso estese sino al ginocchio ed hanno le maniche lunghe.
Gli scudi hanno le dimensioni e costruzione dei precedenti e riportano i simboli delle nuove unità create, come nel caso in figura. Spesso sono decorati con disegni anche nella parte interna e presentano un alloggiamento che regge alcuni dardi da lancio : i mattiobarbuli o plumbate, una sorta di frecce con un appesantimento anteriore sotto la punta di metallo.
Questi dardi da lancio hanno una gittata superiore ai giavellotti e sono molto efficaci contro soldati non protetti da robuste armature.
Le nuove legioni create da Diocleziano ( Gioviani ed Erculiani ) divennero note per la particolare abilità nell'uso di queste nuove armi da lancio.
La larga bandoliera, che aveva caratterizzato l'aspetto dei militari precedenti, perde progressivamente il suo uso sostituita da una altrettanto larga cintura di tradizione germanica come simbolo dello "status"  militare.
Si diffonde anche l'uso di pantaloni che comprendono anche il piede e sono abbinati a calzari molto scollati adatti a questo nuovo tipo di indumento.
I foderi delle spade perdono definitivamente il grosso terminale rotondo sostituito da uno meno vistoso ovale.
Le lance continuano ad essere ornate da fasce colorate.

















Questo reperto archeologico, proveniente dal distrutto arco di Diocleziano, raffigura due militari con elmi conici, lancia, scudo quasi rotondo, e loriche a maniche lunghe una di maglia di ferro ed una di scaglie.
L'apparenza è certamente molto lontana da quella del legionario del primo impero ed anticipa un aspetto medioevale.

























Ecco la ricostruzione di uno dei due elmi ritrovati in Egitto della fine del III° secolo.
La struttura è notevolmente robusta benchè priva di ogni decoro, i paraguance sono poco coprenti ed il paranauca è sostituito da una bandella di maglia di ferro.
Questa costruzione diverrà un modello comune nei secoli a venire.




















Sono stati rinvenuti molti reperti archeologici dei mattiobarbuli come quello sopra, la parte costituita dalla breve asta di legno è andata ovviamente persa.




























In questa moderna ricostruzione si può vedere la parte interna dello scudo dipinta e l'alloggiamento dei piccoli dardi da lancio.






















venerdì 21 luglio 2017

Legionario I° Illyricorum 270 A.D. epoca di Aureliano






































Le stele funerarie ed i bassorilievi del III° secolo raffigurano i militari, prevalentemente, con le loro armi e scudi ma senza elmo e lorica.
Questo ha indotto gli studiosi, per decenni, ad ipotizzare che nel cosiddetto periodo della "crisi del III° secolo" i soldati ne avessero abbandonato l'uso per una sorta di "barbarizzazione" che li induceva ad amare il combattimento in maniera indisciplinata e libera da costrizioni.
Nulla di più sbagliato, come è stato in seguito dimostrato. In quel secolo di continue guerre, sia civili che di difesa dalle incursioni, i militari erano molto ben equipaggiati, come e forse ancor più che in altre epoche.
Alcune caratteristiche tecniche guardavano ad una maggiore praticità e semplicità costruttiva. come i grandi scudi piatti dai bordi di cuoio certamente più economici in termini di tempo e materiale di costruzione. Come pure l'abbandono delle loriche segmentate, efficaci ma di facile usura e difficile manutenzione.
Il legionario in figura indossa un collare di scaglie sopra una maglia di ferro mediamente estesa.
L'elmo è l'ultimo modello, rinvenuto incompiuto nel 260 A.D. , di questo genere di elmi di fanteria molto coprenti col coppo ottenuto dalla lavorazione di una unica lastra di metallo e dai paraguance ottenuti in un unico pezzo basculante sulla fronte e fissato al retro del coppo da una cinghietta di cuoio.
Completano le difese dei paragambe molto semplici di metallo.
Bandoliera, spada e cinturone militare sono quelli in uso all'epoca.
Una mano regge una asta usabile sia da urto che da lancio, lo scudo raffigura il semidio Ercole vestito di una pelle di leone e con una pesante mazza.

























Ritrovato in ottime condizioni questo esemplare, ultimo di una lunga tradizione costruttiva degli elmi militari romani.
I decori sono ridotti al minimo ed i rinforzi incrociati sul coppo sono solo impressi e non applicati.
Si trattava comunque di un ottimo elmo dal punto di vista difensivo e certamente nella seconda metà del III° secolo dovevano essere molti quelli ancora in circolazione assieme ai nuovi elmi conici a segmenti adottati dagli arcieri e dalla cavalleria di derivazione Sarmatica.
Anche le cuffie di scaglie dovevano essere abbastanza diffuse come pure l'uso in battaglia, da parte di alcuni, di un semplice berretto frigio.

























Ecco un elmo dalla tradizione costruttiva dei primi del III° secolo rivisto in alcuni particolari per renderlo più in sintonia con la produzione successiva. Il picco è fissato alla rovescio e sotto al paraguance destro è saldato un elemento che si fissa a quello sinistro creando la copertura totale dei paraguance in un unico pezzo.























Le scagli dei collari erano cucite nel modo classico e cioè libere sotto.
La costruzione delle scaglie era molto più veloce e semplice di quella della maglia di ferro, ma la cucitura delle stesse nei diversi punti delle loriche, per consentire una agevole indossabilità e movibilità, era il frutto di una sapiente esperienza artigianale.
Nella ricostruzione archeologica possiamo vedere quanti tipi diversi di fori sono applicati per differenziare le cuciture.






giovedì 20 luglio 2017

Cavaliere Catafratto 270 A.D. epoca di Aureliano






































I continui scontri con le cavallerie corazzate medio-orientali prima dei Parti, poi dei Sassanidi, ha stimolato nell'esercito romano la volontà di adottare quelle caratteristiche tecniche che lo avevano colpito. Da sempre i romani hanno assimilato senza problemi, dai propri nemici, le armi che sembravano loro particolarmente efficaci.
Attorno alla metà del III° secolo viene stanziata a Milano una consistente riserva militare di cavalleria pronta a muoversi dove occorresse a supporto dei confini o delle sorti dell'imperatore.
Questa riserva comprendeva questa nuova figura di cavaliere : il Catafratto (o Clibanario nel lessico gergale militare) cioè un soldato estesamente protetto da armatura, senza scudo perchè adotta la lunga asta da urto (Conto) da gestire a due mani, e monta un cavallo anch'esso estesamente protetto da armatura.
Il notevole investimento per questo nuovo tipo di combattente ha penalizzato quello riguardante il classico legionario (probabilmente per ogni catafratto avrebbero potuto mettere in campo almeno tre legionari) ma le nuove minacce esterne avevano necessità di diverse strategie legate alla velocità di trasporto e di intervento.
Purtroppo l'efficacia di questi reparti non fu mai pari al loro spettacolare aspetto perchè nell'imitare le cavallerie medio-orientali, i romani si erano fermati all'aspetto e non alle strategie..che comprendevano, per i medio-orientali, un uso massiccio della cavalleria leggera di arcieri a scompaginare il fronte nemico supportati dai Clibanari stessi (che portavano in una faretra di cuoio appesa alla sella arco e frecce) prima che partissero al leggero galoppo con la lancia in resta.
I cavalieri romani non avevano archi e frecce ed agivano solamente come un reparto da urto, spesso senza la coordinazione con gli arcieri a cavallo, così che un robusto fronte di fanteria era sufficiente a bloccarli.
Il cavaliere in figura indossa la lorica di scaglie cucite anche inferiormente, tipica dell'epoca, sopra una estesa maglia di ferro a maniche lunghe. Le gambe sono protette da paragambe di metallo con estensione mobile al ginocchio. Bandoliera e spada sono quelle comunemente in uso.
L'elmo è un modello che rappresenta l'estrema evoluzione degli elmi di cavalleria : il coppo è profondo, il paranuca poco esteso ed i paraguance sono costruiti in un unico pezzo imperniato sulla fronte e fissato dietro la nuca da un cinturino di cuoio.
Il cavallo è protetto da una armatura a scaglie composta da due elementi, uno per il corpo ed uno per il collo.
Il muso è protetto da una maschera di metallo decorata che protegge anche gli occhi con due griglie semisferiche.






































A sinistra, nella ricostruzione archeologica, possiamo vedere un particolare delle scaglie cucite al supporto che poteva essere di stoffa o pelle.
La spina centrale del pezzo a protezione del corpo non era ricoperto di scaglie e quest'ultimo non era esteso fin sotto la pancia del cavallo ad infastidire le gambe come, invece, erroneamente, viene rappresentato in diverse ricostruzioni artistiche.
La maschera in tre pezzi, imperniati in maniera semovibile, è riccamente decorata e fissata al muso del cavallo tramite stringhe di cuoio.

























Il reperto è in un ottimo stato di conservazione.



























Ecco la ricostruzione archeologica dell'elmo del cavaliere in figura.
Elmi particolarmente decorati sono spesso stati intesi nei decenni scorsi come attrezzature "sportive" o da "parata" ma gli esperti sono ora concordi nel considerare come erronea questa denominazione perchè i romani erano pragmatici e ciò che veniva costruito doveva servire ad uno scopo pratico e non vi erano, se non per l'imperatore e, forse, a qualche persona a lui vicina, elmi e corazze di pura rappresentanza.
Questa costruzione con i grandi paraguance uniti in un unico pezzo basculante sulla fronte è da intendersi come l'ultima evoluzione dei protettivi elmi precedenti e la ricchezza della fattura di alcuni esemplari ne garantiva certamente un utilizzo ed una vita maggiore di altri della stessa epoca di costruzione.

martedì 18 luglio 2017

Arciere 270 A.D. epoca di Aureliano






































Nel III° secolo lo scambio di frecce e giavellotti che un tempo precedeva lo scontro vero e proprio, assume un maggiore peso ed i legionari specializzati in questo aumentano di numero e di status.
Gli arcieri non sono più solo di estrazione medio-orientale ma provengono anche dai territori Danubiani come quello rappresentato in figura che indossa un elmo ovale del tipo a segmenti di ferro e bronzo con paraguance e maglia di ferro come paranuca.
La sua arma è l'arco composito di legno, osso e resine di grande efficacia, a tracolla una faretra di cuoio contiene le frecce ed una ascia di piccole dimensioni completa la sua dotazione.
Un giaccone ( subarmalis) di lino o pelle imbottito con crini di cavallo o lana infeltrita costituisce la sua difesa. L'uso di tali giacconi al posto della maglia di ferro o della scaglia era molto diffuso e rendeva più economico il proprio equipaggiamento e conferiva maggiore agilità in situazioni dove lo scontro corpo a corpo era più raro rispetto ad un legionario delle prime file.
La cintura militare è quella dell'epoca con il grande anello di metallo ed i doppi pendenti.


















Nella ricostruzione di un bassorilievo il militare è circondato dalle sue dotazioni, tra le quali è visibile il giaccone imbottito (subarmalis) che era indossato sotto le loriche metalliche per attutirne l'effetto dei colpi.
Il metallo delle loriche impediva alla lama di una spada di ferire ma il fendente era comunque paragonabile ad una bastonata, l'imbottitura del subarmalis si occupava appunto di assorbire questo colpo.
Tali giacconi erano indossati anche senza la lorica per fornire una media protezione ai militari delle file arretrate o che necessitavano di maggiore agilità.

























Le asce sono da sempre presenti nell'equipaggiamento dei militari per fini logistici, ma modelli di più piccole dimensioni si diffondono per un uso bellico e forniscono una arma, di più economica costruzione rispetto ad una spada, per equipaggiare per esempio arcieri appiedati.

lunedì 17 luglio 2017

Legionario orientale metà del III° secolo A,D.






































Nella metà del III° secolo l'impero sta vivendo una profonda crisi politica , imperatori effimeri si susseguono gli uni agli altri, lo stato di guerra è permanente sia per le continue incursioni ai suoi confini che per le lotte interne di potere. Ne consegue, naturalmente, anche una profonda crisi economica ed una costante svalutazione della moneta.
In queste condizioni la produzione degli elmi molto coprenti e protettivi il cui coppo è ottenuto dalla lavorazione di una unica lastra metallica si fa sempre più rara, per la mancanza di risorse, di tempo e della particolare conoscenza artigianale delle maestranze. Un elmo di bronzo non terminato e datato attorno al 260 A.D. è l'ultimo esemplare ritrovato della antica tradizione costruttiva.
Gli elmi conici ottenuti dalla rivettatura di vari spicchi di metallo sono di più semplice produzione e si diffondono soprattutto tra le cavallerie.
Reperti archeologici come quello di Dura Europos ci mostrano soldati con ampie loriche di scaglia e cuffie, anche esse di scaglia, al posto dell'elmo. Alcuni soldati non indossano le cuffie e sono a capo scoperto. Molto probabilmente questa tradizione costruttiva dei soldati Palmireni ha influenzato i militari romani che ne sono venuti in contatto ed è stata adottata per sopperire velocemente alla carenza di elmi in quegli anni di continue guerre.
Considerando che un elmo di buona fattura se non veniva compromesso in battaglia poteva essere indossato per una ventina d'anni o più , il panorama di uno schieramento militare, attorno alla metà del III° secolo A.D. doveva essere dei più vari, comprendendo vecchi elmi, nuovi elmi conici a segmenti, cuffie di scaglia e non pochi a capo scoperto con berretti frigi.
Nella figura il legionario indossa una lorica di scaglie a maniche lunghe applicate (il solo modo che ne permette tecnicamente la costruzione e l'indossabilità) , una cuffia di scaglie dalle dimensioni inferiori a quelle della lorica per una migliore vestibilità.
Bandoliera, spada e cintura militare sono quelle in uso all'epoca. La lancia ha una decorazione colorata che la percorre per intero, una tendenza estetica che caratterizzerà anche gli anni a venire.
Lo scudo è piatto ed ovale ma con un rapporto tra altezza e larghezza diverso dagli scudi ovali classici che lo hanno preceduto, è ora molto più tondeggiante e questa forma continuerà ad essere adottata anche nel secolo a venire.

























Ecco una ricostruzione tratta dal reperto archeologico di Dura Europos che ci mostra il soldato con la lorica di scaglia a manica lunga, con la lunghezza al ginocchio ed il cappuccio.

























Lo scudo è composto da robuste assi di legno, il bordo è cucito in cuoio, la forma è piuttosto rotondeggiante e l'immagine , come molte altre insegne dell'epoca raffigura un dio nelle vesti di guerriero. le antiche simbologie delle cornucopie e dei fulmini, sono scomparse.





























In una immagine tratta da un manoscritto del Virgilio Vaticano datata ai primi del IV° secolo, si vedono chiaramente dei soldati con scudi ovali, lance e loriche di maglia di ferro con cappucci pure di maglia di ferro. In altre pagine dello stesso manoscritto, altri soldati, sono equipaggiati nel medesimo modo solo con un elmo al posto della cuffia.
Questo induce a pensare che l'uso alternativo della cuffia si sia mantenuto per molto tempo.

domenica 16 luglio 2017

Arciere a cavallo medio orientale metà del III° secolo A.D.






































Dall'epoca dei Severi si diffonde nell'esercito, in ogni ambito dell'impero, l'uso dell'arciere ausiliario a cavallo.
Si tratta sostanzialmente di un arciere medio-orientale come già lo conosciamo, cioè caratterizzato da un elmo conico di ferro dalla costruzione a segmenti o di bronzo ottenuto da unico elemento metallico imbutito, spesso privo di paraguance e paranuca sostituiti da maglia di ferro o scaglia.
Si difende con una lorica a maglia di ferro o a scaglie e le sue armi sono un arco di materiale composito portato in una faretra di cuoio appesa alla sella ed una spada.
Tunica e pantaloni sono per lo più quelli tipici delle regioni di provenienza, così come le acconciature della criniera e coda del cavallo ed i colorati pendenti delle imbrigliature.
La sella stessa può non essere quella classica a quattro corni ma modelli tipici in uso nelle regioni di provenienza.

























Ecco varie ricostruzioni di elmi medio-orientali di tipo conico costruiti a due o più segmenti e privi di paranuca, sostituito da una bandella di scaglia o anche dei paraguance sostituiti da una maglia di ferro.
Il modello n° 1 dotato di protezione nasale è della cavalleria corazzata Sassanide e sarà preso a esempio per gli elmi costruiti nelle fabbriche romane di armi dall'ultimo quarto del III° secolo in poi.

























Gli archi erano il frutto di una articolata costruzione che univa tra loro diversi materiali come il legno, l'osso e particolari resine.
Forniva una forte tensione alla corda che garantiva una notevole capacità di penetrazione della freccia non ostante le sue dimensioni non troppo grandi, dimensioni che ne permettevano un uso agevole anche a cavallo.
Gli esperti arcieri a cavallo si allenavano al tiro al galoppo anche all'indietro ed erano certamente un tipo di cavalieri dalla grande efficacia tattica.

venerdì 14 luglio 2017

Mzzuolatore Palestinese della metà del III° secolo A.D.






































Ecco un fante Palestinese della metà del III° secolo nel suo classico aspetto caratterizzato dall'elmo a forma conica , dalla corazza a lamelle cucite tra loro solo orizzontalmente e indossata sopra un subarmalis di pelle dai vari strati sfrangiati in basso ed alle braccia.
Lo scudo è rotondo di medio-piccole dimensioni con un umbone centrale appuntito a tronco di cono.
La sua arma è una mazza di legno con la testa ricoperta da rinforzi in metallo che viene brandita a due mani.
Completa la sua dotazione un lungo coltello portato in vita.
Si hanno testimonianze storiche dell'uso con successo di truppe di questo tipo contro la cavalleria corazzata che, avvicinata agilmente da questi fanti ne veniva colpita disastrosamente e cadeva disarcionata. Una volta a terra, stordita ed appesantita dalle ampie armature, diveniva facile preda.
Questa tattica di opporre una semplice fanteria con mazze contro la costosa, poderosa ma non agile cavalleria corazzata è stata praticata con successo dall'imperatore Aureliano contro la cavalleria corazzata Palmirena e dall'imperatore Costantino contro la cavalleria corazzata di Massenzio.

























In questa ricostruzione di una stele si può vedere un legionario romano con la lorica segmentata ad elementi larghi, tipici delle ultime produzioni di questa manufatto, lo scudo ovale e , soprattutto una mazza le cui grosse dimensioni ci fanno protendere a considerarla una arma e non il classico bastone di comando tipico dei centurioni.
Al capo indossa un classico berretto (pilos) adottato come altri dai militari.

























Ecco una ricostruzione di una lorica di lamelle cucite orizzontalmente, i singoli elementi hanno forma stondata. La struttura semi-rigida ne impone la forma e le dimensioni.